di Renato Frabasile, in dialogo con Francesca Federici
Il libro raccoglie, in un periodo d’isolamento, una corrispondenza immaginaria tra l’autore e una donna giapponese dell’antichità. Attraverso uno scambio epistolare immaginario con Murasaki Shikibu, poetessa vissuta a cavallo tra il X e l’XI secolo d.C., Renato Frabasile ci porta in Giappone: dimensione fisica ma soprattutto culturale e spirituale, la cui “singolarità” ha da sempre esercitato un grande magnetismo sul mondo occidentale. L’autore, quindi, tentando di andare al di là dei luoghi comuni e ripercorrendo alcuni fatti storici, si interroga - e interroga la sua corrispondente immaginaria - su diversi temi filosofici, quali il rapporto dell’essere umano con la natura, la tecnologia e il mistero. Leggendo questo libro, alla fine, ci si rende conto che l’umanità, in fondo, ha compiuto “cammini diversi lungo le opposte sponde di un fiume le cui acque fluiscono in un’unica sorgente per sfociare nel medesimo mare”. Basta trovare un ponte dove incontrarsi a metà strada.
La via per comprendere il Giappone non è economica e materiale, ma culturale e spirituale. Come altrimenti spiegare la convivenza nella vita quotidiana di antiche tradizioni con le tecnologie più avanzate, che tanto stupisce il visitatore occidentale? Se guardiamo su scala planetaria l’evoluzione compiuta dal genere umano i percorsi compiuti in Occidente e in Giappone ci appaiono come cammini diversi lungo le opposte sponde di un fiume le cui acque fluiscono da un’unica sorgente per sfociare nel medesimo mare. Occorre cercare guadi e ponti da attraversare per incontrarci.