A cura di Monica Amari, presidente del Movimento per i Diritti e i Doveri Culturali.
Dialogano: Maria Pia Abbracchio, Marco Ferraguti, Elio Franzini - Università degli Studi di Milano
Coordina: Valerio Consonni
Conclude: Mario Sanchini
Anche se l'Europa, e l'Italia con essa, è espressione di un mondo vecchio e conservatore, tendenzialmente restio a innovare, abbiamo un’importante caratteristica sulla quale puntare: una cultura interdisciplinare in grado di saper discernere tra le prospettive che ci si aprono davanti e che ha come punto di forza la capacità di integrare la tecnica e la scienza con la cultura e l'arte. Già una decina d’anni fa Eric Weiner sulla Harward Business Review aveva riconosciuto che la Firenze rinascimentale rappresentava un modello per l'innovazione di gran lunga migliore rispetto alla Silicon Valley, grazie alle capacità di mettere insieme capacità tecniche e arte, scienza e umanesimo. Ma a dispetto della nostra tradizione, attualmente la cultura accademica sta andando verso una sempre maggiore specializzazione, che è un po' la morte dell'interdisciplinarietà. Un esempio banale potrebbe essere l'esistenza dei settori scientifico-disciplinari (www.roars.it/soldatini-e-danni-collaterali-i-settori-scientifico-disciplinari/). Occorrerebbe quindi recuperare quelle capacità rivalutando un'educazione basata sulla transdisciplinarietà, che educhi da un lato alla competenza, ma dall’altro tenga d’occhio metodologia e senso critico, attingendo in maniera trasversale a tutte le discipline e mettendo così in relazione i diversi aspetti della realtà.