di Andrea Moro, in dialogo con Sara Chiappori e Raffaello Palumbo Mosca.
Dopo il successo del precedente Il segreto di Pietramala, premio Flaiano per la narrativa, Andrea Moro firma un vertiginoso romanzo di passioni, tra Omero e Shakespeare, un’avventura
letteraria che ci insegue e interroga: siamo capaci di perdonarci? Di cos’è fatto un peccato perché si possa ereditare? Possiamo dedicare la nostra vita a riscattarlo? Sono queste le domande che Pietro Raphèl, attore teatrale di fama, si pone nel periodo più difficile della sua carriera.
Milano, 1978: una donna potente e fatale ha lanciato una sfida a due compagnie rivali: mettere in scena una nuova versione dell’Iliade. Chi vincerà la contesa otterrà la gestione del più importante teatro della città. Il guanto di sfida è l’inizio di una folle corsa che ha il respiro dell’epica, e che porterà i protagonisti a fare i conti con se stessi e con le proprie colpe, fino a far dimenticare quel confine, divenuto sempre più labile, tra verità e finzione.
Andrea Moro (Pavia, 1962) è professore di Linguistica generale alla Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia. Ha studiato le proprietà di simmetria delle lingue naturali e la relazione tra sintassi e cervello. Ha pubblicato articoli sulle maggiori riviste scientifiche internazionali e saggi tradotti in varie lingue tra i quali, in italiano, Breve storia del verbo essere, I confini di Babele, Parlo dunque sono e Le lingue impossibili. Ha esordito nella narrativa con Il segreto di Pietramala (La nave di Teseo), con il quale ha vinto il premio letterario internazionale Flaiano nel 2018. Nel 2022, con La nave di Teseo, ha pubblicato I segreti delle parole, con Noam Chomsky.