L'opera di Manuel Rico è un disegno narrativo classico che non rinuncia a un elemento fondamentale di tutti i romanzi: l'intrigo, l'enigma e il mistero. Gonzalo Porta, un celebre pittore, alla soglia dei cinquant'anni, subisce una grave crisi creativa che lo porta a lasciare temporaneamente Madrid e a stabilirsi a Cerbal, un villaggio quasi abbandonato sulle montagne a nord della capitale e, forse per questo, anche situato al confine del tempo, poiché la vita lì nel 1986 - il presente della storia - può essere anche la vita del 1958, la primavera può essere novembre, la realtà può dissolversi in fantasticheria o in incubo e la luce può diventare ombra. Porta intraprende successivi viaggi nel profondo di sé, attraverso i quali recupererà la memoria delle proprie radici. Un viaggio interiore e una splendida metafora della creazione, che ha qualcosa della discesa agli inferi dell'artista nello smarrimento che vive e da cui tornerà per svelare «la verità delle cose».
Manuel Rico (Madrid, 1952) è laureato in Scienze dell'informazione alla Universidad Complutense di Madrid. Poeta, narratore e critico letterario, ha collaborado con diversi giornali e riviste e attualmente si occupa di poesia nel supplemento del quotidiano "El Pais", "Babelia". È autore di diverse opere di poesia tra cui "Papeles inciertos" (1991), "El muro transparente" (1992) y "La densidad de los espejos" (Premio Juan Ramón Jiménez 1997), e dei romanzi "El lento adiós de los tranvías" (1992), "Una mirada oblicua" (1995) y "La mujer muerta" (2000). Come saggista, ha pubblicato uno studio sulla poesia di Manuel Vázquez Montalbán dal titolo "La memoria, el deseo y la compasión" (2001). Vive a Madrid. Ha preso parte nel 2007 a "VersoSud" (Reggio Calabria) e agli "Incontri internazionali di poesia di Sarajevo".