di Riccarda Zezza, intervistata da Dedi Bellotti
Che cosa vuol dire cura in ambito lavorativo? I manager sanno prendersi cura? E vengono premiati se lo fanno? La cura può viaggiare in una sola direzione, oppure funziona solo quando è reciproca? Quali sono i risultati della cura sul lavoro? Quali sono le conseguenze della sua assenza? Come possiamo imparare a prenderci più cura? Come staremmo se lo facessimo?
Non siamo abituati a parlare di cura in ambito lavorativo, ma soprattutto non ci prendiamo cura gli uni degli altri in ufficio come facciamo in altri contesti: in famiglia, con gli amici, praticamente in tutte le relazioni che abbiamo.
Eppure, la specie umana vive e lavora meglio in presenza di cura. Come mai abbiamo deciso che i posti di lavoro sono luoghi in cui possiamo farne a meno?
Andiamo alle origini del nostro bisogno di cura e scopriamo le capacità che prendersi cura accende in noi, mettendoci nelle condizioni di agire con efficacia anche nel cambiamento e nella complessità estremi di questa epoca. Ma vediamo anche perché i manager oggi sembrano legittimati dal contesto a non prestare cura e quali sono i costi di questa noncuranza.
Invertire la rotta e reimmettere capacità di cura in ambito lavorativo richiede uno sforzo consapevole, sia individuale che culturale, che ci ripagherà con un approccio al lavoro più sostenibile e ricco di significato. Perché, dove mettiamo cura, lì noi fioriamo.
Riccarda Zezza, dopo essere stata manager in grandi aziende in Italia e all'estero, nel 2015 ha fondato Lifeed, un'azienda di education technology nata sul metodo del Life Based Learning, descritto nel libro MAAM - la maternità è un master (BUR 2014). Oggi si dedica alla ricerca. E' autrice di Cuore Business - per una nuova storia d'amore tra persone e lavoro (Il Sole 24 Ore, 2023), ha due figli e gioca, in modo mediocre ma con grande entusiasmo, a pallavolo.
Dedi Bellotti è presidente di Unassyst - Associazione Nazionale Executive Assistants & Office Professionals.