di Luisa Futoransky, in dialogo con Monica Liberatore
“Le mie radici sono la mia lingua” dichiara in un’intervista l’argentina Luisa Futoransky, una delle voci più importanti e indispensabili della poesia latino-americana contemporanea. Aprire la mappa, sfumarne i confini, adattarla da altri contesti e rielaborarne le dimensioni per farne un corpo, una strada percorsa, un punto geografico e un’azione, più che politica, etica, sono alcune delle pratiche poetiche che derivano dalla sua produzione letteraria.
Luisa Futoransky (Buenos Aires, 1939). Ha studiato lingua inglese con Jorge Luis Borges, si è occupata di musicologia e di regia d’opera. È autrice di cinque romanzi e di venti raccolte poetiche. Nel 2018 nasce il progetto di pubblicare tutta la sua opera poetica: nel 2019 esce il primo capitolo, Los años argentinos e nel 2022 il secondo, Los años peregrinos. Entrambi i volumi sono stati curati dal poeta argentino Mariano Rolando Andrade.